100 Erbe di Gusto

100 Erbe di Gusto: Antologia di Erbe Spontanee Commestibili del Territorio Vicentino

Prefazione

dalla GENESI…
29. Poi Dio disse: “Ecco, io vi do ogni erba  che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo”

Due anni fa nel mese di Agosto 2008  ho coinvolto i soci del nostro Circolo Fotografico Vicenza per realizzare un libro fotografico sul primo cibo che DIO donò all’uomo dopo la creazione dell’universo.
Fotografare le Erbe Spontanee Commestibili che crescono dalla primavera all’autunno, in tutte le altitudini, nel nostro splendido e affascinate territorio Vicentino.
Il titolo del libro non fu difficile, ma nel titolo ci doveva essere un numero efficace sapendo le centinaia di Erbe Spontanee Commestibili che la nostra terra produce e che quotidianamente e stagionalmente ci dona.

«100 Erbe di Gusto: Antologia di Erbe Spontanee Commestibili del Territorio Vicentino».

Un libro fotografico di per sé facile nell’immaginario, ma non così facile durante le riprese fotografiche.
Per prima cosa quindi il coinvolgimento dei soci del Circolo che avrebbero aderito a questo lungo e impegnativo lavoro. Inizialmente molti soci sostennero il progetto ma preoccupati da un impegno  vincolante il numero si è ridotto a 11. Con entusiasmo e determinazione iniziarono le riprese fotografiche  mantenendo ferma  l’idea originale: fotografare l’Erba Spontanea Commestibile dal germoglio fino al suo splendido fiore. Per realizzare ciò è sorta la necessità di un aiuto di sicura conoscenza sulle Erbe. L’abbiamo trovato nelle disponibili e gentilissime persone di Antonio Cantele e sua figlia Lisa, autorevoli conoscitori e qualificati istruttori sull’uso delle Erbe. L’incontro iniziale con loro ci ha dato fiducia e maggior convinzione che l’idea fotografica sulle Erbe avrebbe prodotto un libro insolito: un vero racconto dell’Erba, con più immagini, piuttosto che sulla sua ampia descrizione.
Altro importantissimo supporto doveva venire da una esperta guida per individuare i territori collinari e montani Vicentini con una ricca presenza di Erbe Spontanee Commestibili, ma di facile reperibilità e lontane da inquinamenti sempre in agguato nell’era industriale moderna. Ecco allora una Natura incontaminata e nello stesso tempo accessibile a chiunque pensando anche alla possibilità di dare origine a percorsi didattici per i ragazzi su quanto la natura ci regala quotidianamente. L’aiuto è venuto da Paolo Ruaro, biologo-forestale, che ci ha accompagnato nei suddetti territori: l’Altipiano di Asiago, le zone di Campogrosso, quelle dei Lessini Vicentini, senza trascurare ovviamente i nostri Colli Berici e le campagne Vicentine lontane dal traffico.
Tornando al titolo: 100 Erbe di Gusto… non potevano mancare le ricette. Amedeo Sandri, autentico e indiscusso chef, con la sua serietà didattica ed esperienza professionale non ha esitato ad aiutarci con le sue ricette, testate con gli studenti del Centro Formazione Professionale San Gaetano di Vicenza, permettendo così di arricchire il libro fotografico con la possibilità di praticare l’uso delle Erbe in cucina.
A questi esperti professionisti da parte mia e dei soci del circolo fotografico esprimiamo la nostra gratitudine aggiungendo un grazie infinito per la loro cordialissima disponibilità nei nostri confronti.
Infine grazie ai soci che hanno collaborato con le loro immagini e in particolare ai soci che con pazienza e dedizione hanno permesso la stesura completa del libro che mi auguro sia piacevole da sfogliare e nello stesso tempo possa diventare una sorta di guida per orientarci tra le Erbe Commestibili del nostro territorio Vicentino. Spero inoltre, che questo libro fotografico possa in qualche modo essere uno stimolo per riavvicinarci alla Natura che con abbondanza e generosità ci «nutre». Lasciandoci alle spalle mode effimere, vorremmo che questo lavoro fotografico diventasse una azione culturale capace di risvegliare il rispetto e lo stupore pieno di meraviglia che la Natura induce. Uno sguardo attento affinché l’amore vinca e ridoni integrità alla Natura, primordiale essenza e dono divino.

Angelo Nicoletti
Presidente del Circolo Fotografico Vicenza

Anteprima delle foto contenute nel libro

Introduzione

“Ogni prato, campo o collina può essere considerata una farmacia.”
Paracelso

Andar per erbe…
Basta uscire fuori dalla porta di casa ed addentrarsi in un bosco per essere circondati da alberi, arbusti ed erbe, bacche, foglie e radici che conoscendoli possono allietare i nostri piatti ed apportare benessere.
Chi si avvicina al mondo della natura viene colpito dai profumi, dai sapori e dai colori vivaci che racchiudono le forze curative delle piante.
Ogni stagione ci offre i suoi doni.
I prati ed i pascoli si colorano di un verde intenso a primavera.
Le piante iniziano a germogliare e si arricchiscono così di clorofilla e ferro.
E’ il momento di cogliere i preziosi germogli che aiutano a depurare il nostro organismo ed a preparare gustose pietanze. E’ importante seguire il corso della natura!
D’estate raccoglieremo fiori, frutti ed erbe; in autunno invece, frutti, radici e semi che ci serviranno anche durante l’inverno.
L’alimentazione odierna è improntata sull’uso di cibi conservati, la cui provenienza è del tutto estranea all’ambiente in cui vive il consumatore.
Si tratta di alimenti inscatolati, ricchi di conservanti, coloranti e quindi impoveriti dal punto di vista nutrizionale. Al contrario le piante spontanee sono alimenti primari, cioè non manipolati dall’uomo, infatti sono ricchi di vitalie (vitamine, sali minerali, enzimi, antiossidanti, ecc…) e ci donano così maggior forza e vitalità.
A conferma di questo basta osservare il comportamento energico e scattante degli animali selvatici in contrapposizione a quelli allevati dall’uomo in cattività.
Cibandoci di piante selvatiche e prodotti del territorio, aumentando la varietà dei nostri cibi ed osservando il ritmo delle stagioni, armonizzeremo la nostra salute.
La natura va incontro all’uomo e difende la natura stessa.
Le piante che crescono in abbondanza sono quelle più utili all’uomo.
Il tarassaco si sviluppa copioso e migliora i terreni calpestati dalle macchine agricole, così anche nei prati e campi troppo concimati con liquami (sostanze azotate ed asfittiche per il suolo).
Questa pianta è utile all’uomo d’oggi il cui fegato è appesantito dall’eccesso alimentare di grassi e proteine.
Le piante medicinali sono spesso anche piante alimentari.
La gente del passato ha sempre fatto uso di piante selvatiche, in particolare durante le carestie.
Nel 1767 il noto naturalista Ottavio Targioni Tozzetti  pubblicò un libro sulle erbe alimurgiche (Erbe per combattere le carestie e la fame).
La flora spontanea ci mette a disposizione erbe per ogni piatto che possiamo consumare crude o lessate, da sole o in mescolanza.
Alcune servono da aromatizzanti, altre si prestano per la preparazione di risotti, frittate e minestre, altre ancora si impiegano per tisane e preparati erboristici vari.
Bisogna ricordare però di non manipolarle eccessivamente, perché altrimenti si perdono le sostanze benefiche in esse contenute.
Durante la raccolta è bene rispettare le leggi ed i regolamenti vigenti nel territorio.
Attenzione alle piante tossiche e velenose!
La saggia Margherita Pallaoro dice infatti: “Erbe e fiori, gioie e dolori”.

Antonio e Lisa Cantele

Spontaneo è bello…

La natura non dev’essere deturpata: va rispettata anche e soprattutto quando offre a piene mani i suoi meravigliosi frutti. Dopo il «letargo invernale», quando ancora la neve non è del tutto scomparsa, ecco i «rampussoli» (Raperonzoli) da mangiare crudi in insalata ma anche cotti in frittate e risotti. Con i « pissacan» (Tarassaco) ci si depura e si entra in quaresima in punta di piedi, pronti a seguire la Passione di Cristo, nutrendosi con Erbe amare, lessate, o «còte in tecia». E’ quasi primavera e «bruscandoli», «sciopèti», «sparasele», «tamari» e «bruschi» la fanno da padrone in una natura che sboccia a nuova vita. Innumerevoli le preparazioni fattibili ma, a mio avviso, non devono essere troppo «stravaganti». L’innovazione va bene quando si tratta di «sfoltire» di grassi i cibi per renderli più leggeri e «salutistici», ma perde il suo senso nel momento in cui vuole a tutti i costi stupire utilizzando una sfrenata fantasia. Personalmente credo che i frutti della terra siano già sufficientemente ricchi e «completi» da non aver bisogno di «aiuti» straordinari. Certo, bisogna lasciare ai cuochi fare il loro mestiere, purché rispettino le caratteristiche primarie delle Erbe spontanee a loro disposizione. Le tenere foglie «dell’aglio orsino» possono così «vestire» una capasanta da cuocere al forno o sulla griglia. I giovanissimi germogli delle «farinèle» (Buon Enrico) sono eccellenti se intinti in una pastella di acqua frizzante e farina e fritti in un oceano di olio di arachidi o girasole. E che dire delle «ortiche» strumento di tortura con cui i monaci medioevali si flagellavano ma usate anche per «tingere» biancheria e cappelli corvini, per preparare infusi e medicinali, nonché per «confezionare» ripieni di ravioli, crespelle, pasticci e timballi. Per non parlare di risotti, di un colore verde brillante da lasciare senza fiato, da gustare ad occhi chiusi nella loro soave intensità. E le «bardasse»? Quando ero bambino le ricercavo come «frutto da cucinare» grazie al sapore dolciastro dei germogli ascellari e mia madre le cuoceva alla stessa stregua dei « pissacan» e delle «rosole» ( germogli delle piante del Papavero) proponendole soprattutto la sera e nei giorni dedicati alla «Festa». Acetosella e Portulaca (erba da mas-ci) certo in piccole quantità «controllate» , andavano ad arricchire le insalate serali che che accompagnavano formaggi e salumi prodotti in casa, mentre le tenere foglie di «malva» finivano nei minestroni di metà settimana che utilizzavano il brodo di carne della domenica precedente tenuto sino ad allora nella «mascarola» in cantina. I fiori, color di calendula e di borragine per un fritto maggiolino completato da altri fiori, quelli di ruchina, quasta volta olci, luccicanti nella loro «impassatura» di cristalli di zucchero. Quando poi, con la salita delle mucche in malga e la fine della scuola, si cominciavano le escursioni in montagna, si tornava a casa con il «kumo» (Cumino dei prati), magari «imbiancato» sotto il fieno, molto apprezzato nelle preparazioni di zuppe e risotti. Assieme si portava a casa anche una bottiglia di Kranebet preparato con i frutti della pianta e magari, un ramo di «cornolaro» con il quale il nonno avrebbe preparato il bastone per andare in montagna la stagione successiva. Tutto questo sempre e comunque rispettando l’ambiente naturale, evitando frenesie ed interessi vandalici atti a deturparla. I nostri vecchi sostenevano che rispetto viene da rispetto: adesso che tutto sembra sorpassato ed antiquato è bene ricordarlo.

Amedeo Sandri

2 risposte a 100 Erbe di Gusto

  1. ANTONIO PRESSANTO ha detto:

    MA IN BUONA SOSTANZA DOVE POSSO ACCHIUSTARE QUESTO MANUALE-LIBRO?
    RINGRRAZIO PER EVENTUALI INFORMAZIONI CHE SPERO MI INVIERETE
    CIAO CIAO

    • Gentile visitatore, il libro può essere acquistato presso la libreria Galla a Vicenza, fino ad esaurimento scorte. Eventualmente ci contatti pure per ulteriori informazioni. Può trovare i nostri riferimenti e recapiti nella pagina Contatti, grazie.

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